Che cos’è la demenza?

La demenza è una condizione patologica in crescente aumento nella popolazione generale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità l’ha definita come una priorità mondiale di salute pubblica, anche in considerazione della frequenza e dell’incidenza della stessa, a livello mondiale. Attualmente nel mondo le persone con demenza sono oltre 55 milioni. Tale dato si stima possa aumentare a 132 milioni entro il 2050, con circa 10 milioni di nuovi casi all’anno (1 ogni 3 secondi).
Per quanto riguarda la realtà italiana, ad oggi il numero di persone con demenza è stimato in oltre 1 milione e di questi, circa 600.000 con diagnosi di malattia di Alzheimer.

Che cos’è la demenza?

La demenza è una patologia che si acquisisce in età adulta o comunque dopo che è verificato uno sviluppo cognitivo normale. Si tratta dunque di una patologia acquisita, ad andamento degenerativo progressivo, in cui si va incontro ad riduzione (fino alla perdita) sia delle funzioni cognitive, che degli aspetti affettivo-emotivi (fino all’apatia) e motori. Il declino è tale da andare via via a compromettere ed interferire con le attività di vita quotidiane.
La demenza si caratterizza per l’andamento progressivo sistematicamente peggiorativo.
I deficit cognitivi interferiscono significativamente nel lavoro, nelle attività sociali, nelle relazioni con gli altri.

Per quanto riguarda l’esordio, è possibile, accademicamente parlando, distinguere due quadri generali:
1) una prevalente compromissione delle funzioni “di controllo”: attenzione, motivazione, capacità di inibizione
2) una prevalente compromissione delle funzioni “strumentali:
memoria, in particolare nella capacità di apprendere nuove informazioni o di richiamare informazioni già apprese. La presenza di un deficit mnesico è un “campanello d’allarme” precoce da non sottovalutare.
afasia (disturbo del linguaggio); aprassia (incapacità ad eseguire attività motorie nonostante l’integrità della comprensione e della motricità); agnosia (incapacità a riconoscere o identificare oggetti in assenza di deficit sensoriali); deficit del pensiero astratto e della capacità critica

A seconda quindi del quadro di esordio, si parla di decadimento demenziale ad esordio strumentale o ad esordio disesecutivo.
Considerando l’eziologia, invece, le demenze possono essere di tipo reversibile e irreversibile.
Demenze reversibili
Le forme di demenza reversibile rappresentano una piccola percentuale. In questo caso i deficit sono secondari a condizioni somatiche legate a malattie o disturbi a carico di altri organi o apparati. Curando e trattando in modo adeguato e tempestivo le patologie di base, anche il quadro di deterioramento regredisce, e la persona può tornare al suo livello di funzionalità precedente.
Dietro ad un deterioramento cognitivo reversibile possono essere osservate condizioni quali: febbre, disidratazione, carenza di alcune vitamine, denutrizione, alcune malattie della tiroide, ematomi cerebrali, alcuni trattamenti farmacologici, etc.
Demenze irreversibili
Le demenze irreversibili, a livello sintomatologico, sia nella fase iniziale sia in quella intermedia (almeno parzialmente), sono ben caratterizzate e distinguibili tra loro. Nella fase avanzata, invece, le differenze si assottigliano fino a scomparire del tutto.

La maggior parte delle demenze è di tipo irreversibile. Esse si distinguono in forme primarie e secondarie:
1. le forme primarie sono di tipo degenerativo e includono la demenza di Alzheimer, la demenza Fronto-Temporale e la demenza a Corpi di Lewy.
2. Le forme secondarie sono generate da condizioni neurologiche, metaboliche, endocrine ed altre patologie che si associano al nomale processo di invecchiamento. Fra le forme secondarie la più frequente è la demenza di tipo vascolare.
Le forme primarie di demenza sono anche dette degenerative, proprio per il meccanismo che le caratterizza, cioè la degenerazione, la morte prematura delle cellule cerebrali la cui causa è sconosciuta. E’ noto tuttavia che in queste demenze si ha un accumulo nel cervello di proteine anomale.
Tra le forme secondarie, la più frequente è la demenza vascolare. Essa colpisce persone più giovani rispetto alla demenza di Alzheimer e sembra colpire maggiormente gli uomini rispetto le donne.
Essa si caratterizza per la presenza di lesioni vascolari, per un’insorgenza brusca e un andamento fluttuante a gradini, cioè con rapide modificazioni del funzionamento invece di una lenta progressione.

Come si effettua la diagnosi di demenza o deterioramento?

La diagnosi di demenza comprende due livelli:
1) Valutazione di presenza/assenza di deterioramento. Questa avviene attraverso 2 tappe:
a. Anamnesi cognitivo-comportamentale: una raccolta di informazioni, attraverso la formulazione di domande, mirata a rilevare i comportamenti demenziali.
b. Valutazione neuropsicologica/psicometrica: somministrazione di batterie di test che danno una valutazione oggettiva (attraverso punteggi) indicativa del grado di compromissione cognitiva del paziente.
2) Diagnosi nosografica: è prevalentemente medica e serve per identificare la malattia che ha causato demenza. Si combinano i dati raccolti nelle precedenti due fasi con i risultati di visite neurologiche, geriatriche e degli esami neuroradiologici e di laboratorio.

Il training cognitivo del paziente con demenza

Al di là della terapia farmacologica, esistono metodi non farmacologici che mirano ad aiutare le persone con demenza, soprattutto in fase iniziale e sfruttano al massimo la memoria ed il funzionamento cognitivo residuo della persona, nonostante le difficoltà che essa sta vivendo. Si tratta del training cognitivo. Questa riabilitazione cognitiva si concentra sull’identificazione dei bisogni e degli obiettivi individuali della persona e conseguentemente sulla somministrazione guidata di compiti ed esercizi che riflettono particolari funzioni cognitive, come la memoria, l’orientamento, l’attenzione e il problem solving.

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