L’adolescenza: un vademecum

adolescenza psicologo ferrara

Qualche settimana fa parlando con un nuovo paziente e ricostruendo la sua “storia” clinica e biografica, ha descritto il periodo delle medie e dei primi anni delle superiori come il “medioevo della mia vita” (cit.), riagganciandolo al concetto di secoli bui.

Mi ha fatto molto riflettere questa definizione; mi vede d’accordo in termini di cambiamenti non sempre lineari e comprensibili agli occhi adulti, in termini di conflitti, di decisioni sbagliate, di delusioni, di primi approcci e primi fallimenti.
Ma l’adolescenza è “solo” questo?

Parto quindi da questa domanda per proporre una tabella di marcia, una sorta di roadmap, per riorientare noi genitori (perché mi ci metto in mezzo anche io con la mia undicenne) all’idea che l’adolescenza, per quanto sembri un processo molto confuso fatto di accadimenti e cambiamenti inaspettati, è in realtà un processo lineare. Alcuni cambiamenti, tensioni, conflitti o problemi tendono a svolgersi in una progressione piuttosto ordinata.

Da qui la roadmap per provare a “spianare” un po’ la strada a noi genitori in questo nostro percorso di conoscenza e di comprensione di una nuova fase di vita del proprio figlio.

Step 1.

Cos’è l’adolescenza, una descrizione riassuntiva

L’adolescenza è una fase di transizione, di passaggio dall’infanzia all’età adulta che si verifica, all’incirca, tra i 13 e i 19 anni. Ma i cambiamenti fisici e psicologici non avvengono solo in quella fascia di età, spesso iniziano prima, cioè nella fase pre-adolescenziale (o come la chiamano gli americani, fase “tween” – da between): dai 10 ai 12 anni circa.
L’adolescenza può essere (e spesso lo è) un periodo confuso, di disorientamento e scoperta, nel quale cominciano a emergere pensieri di indipendenza ed identità.

A mano a mano che il proprio Sé prende forma, l’adolescente può dover prendere decisioni complesse, talvolta accompagnate da delusioni e frustrazioni, che vanno dalla scelta della scuola, alle amicizie, alla sessualità, all’identità di genere. Altre volte si ritrovano in situazioni difficili da gestire e che magari comportano la presenza o l’assunzione di droghe o di alcol.
La maggior parte degli adolescenti ha una prospettiva relativamente egocentrica sulla vita che tende ad affievolirsi con l’età. Sono quindi concentrati su se stessi e che tutto e tutti ruotino attorno a loro e questo può portare ad insicurezze e alla sensazione di essere costantemente giudicati.
Nell’adolescenza cambiano anche le relazioni: la famiglia comincia a passare in secondo piano rispetto al gruppo amicale e ai “partner romantici” con conseguente “iperfocalizzazione” (spesso accompagnata da sentimenti di disagio, paure ed ansie) sulle dinamiche ed evoluzioni delle relazioni, sul trovare un proprio posto nel mondo, sull’accettazione dei pari, sul proprio aspetto e sviluppo fisici.

Step 2.

A cosa serve l’adolescenza?

Lo scopo dell’adolescenza è la trasformazione: un bambino che si trasforma, da un punto di vista psicologico, cognitivo, comportamentale e sociale, in un giovane adulto. Questo avviene iniziando il distacco dalla propria infanzia e dall’attaccamento e dalla sicurezza genitoriali al fine di sviluppare una propria identità unica ed incrementare gradualmente il senso e la capacità di essere indipendenti e responsabili, acquisendo più libertà e differenziandosi dai propri genitori.

Step 3.

Le fasi dell’adolescenza

Ho scritto che l’adolescenza va dai 13 anni ai 19, con un’anticipazione dei cambiamenti, delle tensioni, dei conflitti e dei problemi, già a partire dai 10 anni con la preadolescenza. In linea generale è possibile dire che sono 3 le fasi che attraversa l’adolescente: prima adolescenza, seconda adolescenza e tarda (o terza) adolescenza.

Ogni fase comporta diverse sfide per gli adolescenti ma anche per i genitori, che spesso sono chiamati in causa per dare risposte a domande complesse.

Fase 1: Prima adolescenza

La prima adolescenza inizia intorno ai 9-10 anni e termina intorno ai 14 anni. Questa fase pre-adolescenziale, è una fase spesso “trascurata” ed è quella che caratterizza il passaggio dalla scuola primaria alla scuola media. Per i genitori questa è la fase in cui il comportamento sembra subire un cambiamento “a caduta libera” verso il peggio. In questa fase è chiesto ai genitori di mantenere un comportamento responsabile, cioè fermo sulle proprie posizioni e regole genitoriali e contemporaneamente mantenere uno stato di “connessione” attiva e positiva con il proprio figlio.

Tipiche problematiche di questa fase sono:

  • Iniziale sperimentazione: gli adolescenti in questa fase iniziano a testare i propri limiti per vedere fino a che punto possono arrivare.
  • Disorganizzazione personale: essendoci un distacco dall’infanzia e dalle modalità di autogestione tipiche di quel periodo, aumentano le complessità “gestionali” di se stessi e delle proprie cose (spazi compresi). E’ quindi possibile (o probabile) vedere iniziare il disordine, la distrazione e distraibilità, la disattenzione e la perdita di cose e le dimenticanze.
  • Resistenza attiva e passiva: l’autorità comincia o è maggiormente messa in discussione, così come sono messe in discussione le regole. E’ quindi possibile vedere un adolescente che “non fa quello che gli si chiede” a casa come a scuola, provando un sentimento di ingiustizia e risentimento.
  • Negativismo: l’adolescente non vuole essere trattato come un bambino e quando questo non succede, prova un senso di insoddisfazione e non comprensione. Inoltre comincia a provare meno interesse per le attività infantili più tradizionali e quindi più noia e frustrazione nel non sapere cosa fare.

Fase 2: Seconda adolescenza

La seconda adolescenza inizia intorno ai 14-15 anni e termina intorno ai 18 anni. Questa fase può essere idealmente suddivisa in due, chiamiamole, sottofasi, distinguibili tra loro per le diverse problematiche che si possono osservare.
In una prima sottofase (che va dai 13-14 ai 15 anni) è possibile che i genitori vedano un figlio dominato da un bisogno di gratificazione immediata e dal bisogno di soddisfare un senso di appartenenza sociale ad un gruppo di coetanei. E’ più facile quindi andare incontro a conflitti genitore-figlio, proprio perché il primo deve, talvolta, prendere o tenere una posizione dura per tutelare le scelte irresponsabili o oltre i limiti, dei propri figli.

Le tipiche problematiche che si possono osservare in questa fascia d’età sono:

  • Maggiore pressione da parte del gruppo di amici: per aumentare il senso di inclusione, accettazione ed appartenenza spesso gli adolescenti affrontano avventure o challenge pericolose.
  • Aumento delle bugie: spesso gli adolescenti mentono o cercano di ingannare gli adulti; questo è un tentativo per sfuggire alle conseguenze a cui potrebbero incorrere in conseguenza a dei comportamenti inappropriati o per essere venuti meno alle regole imposte dai genitori.
  • Aumento dei conflitti: gli adolescenti, sentendosi spesso privati della propria libertà d’azione (soprattutto in ambito sociale), “ingaggiano” conflitti intensi con i genitori, cercando così di ottenere quello che loro considerano “vitale” (p.es. uscire di più con gli amici o per più tempo).

Nella seconda sottofase, che va dai 15-16 anni ai 18 anni, l’adolescente cerca di inserire nella propria vita e quotidianità, più attività complesse da adulto che possono essere difficili o più pericolose da gestire (p.es. guidare, lavorare, avere rapporti sessuali, etc.), con le relative conseguenze emotive. I genitori, in questo loro periodo di vita devono insistere nella ricerca o nel mantenimento di un canale comunicativo adeguato con il figlio, cosicché, da un lato, possono continuare a trasmettere valori, senso di responsabilità e relazione causa-effetto e dall’altro “innestare” nel proprio figlio un senso di comprensione e appartenenza anche in famiglia.

Le tipiche problematiche che si possono osservare in questa fascia d’età sono:

  • Maggiore richiesta di svolgere attività tipicamente da adulti: l’adolescente può in questa fase sentire ancor più forte il desiderio di indipendenza dai propri genitori e per questo chiedere di poter svolgere attività che lo “stacchino” da loro. Tra questo attività possono esserci un lavoro nel tempo libero o nel periodo estivo o la patente di guida. Ma fanno parte di questa attività “adultizzanti” anche il desiderio di avere più incontri sociali, anche con partner sessuali, più esperienze sessuali o utilizzare sostanze stupefacenti o alcol.
  • Paure e ansie per il futuro: proprio per l’aumento delle relazioni e del coinvolgimento emotivo, spesso l’adolescente può provare dolore nel caso debba separarsi dai vecchi amici (p.es. andando all’università dopo il diploma o nel caso di conflitti) e allo stesso tempo può provare paura ed ansia verso il futuro e la propria (tanto desiderata) maggiore indipendenza.

Fase 3: Terza (o tarda) adolescenza

La terza adolescenza è quella che va dai 18-19 anni ai 24 anni circa ed legata all’indipendenza e ai problemi legati a questo aspetto che ormai è (o dovrebbe essere) consolidato nel giovane. Questa è la fase in cui egli deve affrontare la “dura” realtà della separazione da casa e dai genitori, della vita indipendente e dell’autosufficienza. In questa fase i genitori devono imparare a “guardare fuori dalla finestra”, rispettando le decisioni e accettandone le conseguenze. Questo però non significa “non fare niente”, ma poter dare consigli quando richiesto (ma permettendo anche di sbagliare), esprimere fiducia nelle capacità del proprio figlio di poter affrontare la vita, apprendere, provare, cadere e rialzarsi.

Le tipiche problematiche che si possono osservare in questa fascia d’età sono:

  • Aumento dell’ansia: a vent’anni non è così chiara la direzione che si vuole prendere per la propria vita e allo stesso tempo si sente come una pressione nel doverlo fare per forza. Questo comporta un forte senso di ansia legata al timore di sbagliare decisioni o di fallire.
  • Diminuzione dell’autostima: spesso assecondare adeguatamente tutte le richieste, gli impegni e le responsabilità della vita adulta può essere faticoso e non sempre si riesce a farlo; questo comporta una riduzione del senso di competenza ed autoefficacia e conseguentemente un calo dell’autostima.
  • Sfuggire dai problemi: la paura, la confusione ed il disorientamento tipico di questo periodo di vita può portare il giovane a cercare attività che distraggano la mente dai problemi, dalle responsabilità e dai doveri facendolo cadere in un circolo vizioso del “più ho da fare, più mi sento pressato, più fuggo e non faccio… e così ho più da fare, più pressione e più bisogno di fuggire e così via”. Può succedere che il giovane si rifugi in situazioni dannose che lo anestetizzino dalle emozioni e dai pensieri negativi (p.es. utilizzando droghe, anche pesanti).

Step 4.

Cosa posso fare con mio figlio adolescente?

Parlare. Primo su tutti, parlare e farlo apertamente. Ciò significa affrontare il discorso dei cambiamenti che stanno vivendo da ogni punto di vista: fisico, sociale, familiare, scolastico, psicologico. E’ importante far capire loro cosa sta succedendo, incoraggiarli a riflettere sulle proprie scelte, discutere con loro delle decisioni importanti o pericolose.

Ascoltare. Immediatamente dopo o forse contemporaneamente al parlare, c’è l’ascoltare. Ma non un ascolto passivo durante il quale metà del cervello è impegnato in altri pensieri, ma un ascolto attivo, non fatto di direttive e soluzioni poste senza riflessione, ma di domande interessate e non giudicanti, di sana curiosità e di interesse profondo e vero, di voler entrare nel loro mondo per capirlo. L’ascolto attivo crea fiducia ed intimità e aiuta a rafforzare il proprio sé.

Mantenere una sana relazione/rapporto. E’ vero che l’adolescente chiede e richiede di poter distaccarsi dai genitori e sperimentare nuove relazioni ed attività, tuttavia questo non significa escludere la possibilità di mantenere una stretta relazione.

Potrebbe allora essere utile:
– esprimere interesse sulla vita del figlio e fare domande sulle sue passioni (anche se le risposte sono “grugniti” o monosillabi),
accogliere ed ospitare a casa gli amici,
– far sentire al figlio che anche se lui è un “satellite che orbita” in casa, dietro c’è una famiglia pronta ad accoglierlo e sostenerlo,
mantenere saldi i confini ed i limiti, perché se è vero che è compito di un adolescente è provare a superare i limiti, è altrettanto vero che compito dei genitori è quello di mantenere ben saldi quegli stessi limiti e confini,
– se il figlio sbaglia, è bene non criticare il suo carattere o la sua persona, ma piuttosto le scelte che ha fatto (e la critica deve essere costruttiva ed edificante),
– incoraggiare il figlio a condividere i propri sentimenti per alleviare il suo carico emotivo.

Naturalmente questa descrizione a step dell’adolescenza è solo un’approssimazione ed una sintesi di un mondo ben più complesso. Ma forse, in un periodo della loro vita fatta di disorientamento e confusione che si ripercuote anche su noi genitori, è meglio una roadmap approssimativa e sintetica che il niente…

Foto di Cottonbro Studio da pexels.com

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