Test Psicologici: le tecniche di indagine grafiche-proiettive

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I test /tecniche grafico-proiettivi si basano sul meccanismo della proiezione. Quest’ultimo è un processo psichico inconscio che consiste nell’attribuire (proiettare, appunto) ad altri (che possono essere persone o oggetti) sentimenti o caratteristiche proprie. In altre parole è un modo in cui, in maniera del tutto inconsapevole, esterniamo sull’altro il nostro mondo interiore (fatto di emozioni, parti del sé, pensieri, costrutti, etc.)

Partendo proprio da questo costrutto, nelle prove grafiche-proiettive si utilizza materiale ambiguo e poco strutturato così da evocare risposte soggettive che rivelino aspetti di personalità, stati emotivi, impulsi, desideri, conflitti interni e modalità relazionali proprie della persona.

Come funzionano queste tecniche? Sono davvero valide?

Da queste tecniche, le informazioni cliniche sono analizzabili soprattutto da un punto di vista qualitativo e vengono ricavate attraverso il confronto delle risposte date dalla persona con le risposte “tipiche” di soggetti esaminati e raggruppati per diagnosi. Pur non essendoci una possibilità di valutazione delle risposte basata su una rigida validità psicometrica, è comunque possibile ipotizzare una probabile correlazione tra il tipo di risposta data e specifici aspetti di personalità.

Queste tecniche possono essere:

  • Reattive: la persona, posta di fronte a stimoli visivi nuovi e ambigui, dà delle risposte/interpretazioni di ciò che vede

  • Grafico-Proiettive: la persona, data una determinata consegna (p.es. “Disegna una persona sotto la pioggia”) produce direttamente e spontaneamente un disegno.

In entrambi i casi, l’idea che c’è alla base è che, attraverso materiale vago e poco strutturato, la persona “mostri” inconsciamente la propria esperienza interiore fatta si sentimenti, emozioni, paure e desideri.

Uno dei test reattivi più famosi è il Test di Rorschach. Questo test si compone di 10 tavole sulle quali sono presenti delle macchie simmetriche (in bianco e nero o a colori) che la persona deve “interpretare”, nel senso che le viene chiesto di dire cosa vede nella macchia e cosa le fa venire in mente. Ciò permette di rilevare gli aspetti proiettivi, più profondi ed inconsci della persona. Esistono diversi sistemi di analisi e decodifica delle risposte date, alcuni tendono a privilegiare l’aspetto dell’organizzazione percettiva della risposta, altri si focalizzano maggiormente sull’aspetto interpretativo e proiettivo, altri ancora considerano entrambi gli aspetti.

Tra i test grafico-proiettivi che utilizzo molto spesso in studio, si possono trovare il Test dell’albero, il Test della figura umana, il Test del Disegno della Persona sotto la Pioggia.

Il Test dell’albero nasce attorno agli anni ’50 da un’idea dello psicologo tedesco Koch che riteneva l’albero un perfetto simbolo dell’immagine della persona umana. A sostegno di questa idea si è espresso anche Hammer qualche anno dopo, sostenendo che l’utilizzo dell’elemento naturale e vivo dell’albero permette una proiezione di aspetti intimi, profondi ed inconsci propri della personalità.

Per l’esecuzione del test si richiede alla persona di “disegnare un albero da frutto”. L’interpretazione permette di osservare la stabilità, la sensibilità, i conflitti o le vulnerabilità che sta vivendo una persona. Per osservare tutti questi elementi il disegno deve essere analizzato:

  • a livello formale (p.es. spessore del tratto, utilizzo dello spazio nella pagina, l’adeguatezza dell’esecuzione in base alla consegna, etc.)

  • a livello di significato simbolico collegato

    • alla visione globale dell’albero (dà un’idea di ciò che l’albero comunica in termini di equilibrio/disequilibrio, armonia/conflitti, introversione/estroversione, etc.)

    • ai singoli elementi dell’albero ai quali è associato un significato preciso (p.es. tronco, frutti, radici, nodi, etc.).

Il Test della figura umana nasce dall’osservazione e dagli studi sull’evoluzione disegno infantile (in particolare il disegno della figura umana) che è correlato con lo sviluppo mentale del bambino. Il disegno della figura umano nasce quindi come test d’intelligenza, “Draw-A-Man (D.A.M.)”; siamo intorno al 1920 e la Goodenough comincia a pensare di creare uno strumento per la valutazione dell’intelligenza dei bambini partendo da una valutazione analitica dei loro disegni. Ma queste considerazioni sono piuttosto riduttive in quanto durante una produzione grafica entrano in gioco numerose variabili, sia di tipo cognitivo che affettivo/emotivo. Ad oggi infatti la valutazione cognitiva ed intellettiva avviene attraverso la somministrazione di numerose ed articolate scale di intelligenza che si basano su teorie dell’intelligenza più attuali.

Partendo da queste considerazioni intorno agli anni ’50 si è cominciato a considerare il test della figura umana come tecnica proiettiva che si rifà ai concetti di schema corporeo ed immagine corporea: Draw-A-Person (D.A.P.). Lo schema corporeo è legato alla rappresentazione cognitiva precosciente del proprio corpo in termini di posizione, di estensione del corpo e di movimento nello spazio. L’immagine corporea, invece, è personale, legata alle sensazioni, al proprio mondo interiore ed inconscio ed è una rappresentazione mentale, emotivamente vissuta, del proprio corpo in relazione ai dati del mondo esterno.

Nel D.A.P. viene chiesto alla persona di “disegnare una figura umana”. Ciò che viene prodotto può essere considerato come una sorta di autoritratto di colui che disegna e nell’interpretazione si devono considerare sia gli aspetti formali (p.es. dimensione, posizionamento nello spazio, etc.) del disegno sia il significato simbolico collegato alle diverse parti del corpo disegnate o non disegnate.

Il Test del Disegno della Persona sotto la Pioggia (D.P.P.) è volto alla valutazione delle reazioni e delle difese che la persona mette in atto di fronte a delle difficoltà, ostacoli, contrattempi, etc. Il test si fonda sul costrutto psicanalitico di frustrazione che non deve essere considerata come negativa e da rifiutare, ma come fondamentale, se ben dosata e gestita, affinché il bambino possa sviluppare la capacità di adattarsi alla realtà (che spesso impone privazioni) e diventare un adulto in grado di affrontare gli inconvenienti, più o meno grandi, della vita quotidiana.

Lo scopo del test è quello di osservare come il soggetto (non solo bambini, ma anche adulti):

  • percepisce e vive gli eventi, interni o esterni, stressanti e frustranti

  • è in grado, in modo più o meno efficace ed adeguato, di mettere in atto strategie difensive.

Nel D.P.P. si chiede al soggetto di “Disegnare una persona sotto la pioggia”; l’analisi di ciò che viene prodotto offre elementi per poter trarre inferenze sulla sua capacità di controllo, di resistenza e di protezione di fronte agli ostacoli.

Foto di Pavel Danilyuk da pexels.com

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