I tanti volti dell’ansia

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Cos’è l’ansia?

É vero, non me ne vogliate, ho già scritto diverse cose riguardo questo argomento, ma mi rendo conto che è sempre tra i più “gettonati”, nel senso che c’è sempre molta ricerca di informazioni su quest’argomento. C’è sempre molto interesse e sempre molta richiesta d’aiuto. Sia da parte di adulti sia da parte di ragazzi/adolescenti.

Ma che cos’è? E come mai colpisce così tanto? É forse un problema dei “tempi moderni”?

Andiamo con ordine.

Iniziamo con il dire che l’ansia è ciò che proviamo quando siamo preoccupati, tesi o impauriti e tende ad acutizzarsi in particolare quando stanno per accadere cose negative o pensiamo che possano accadere.

L’ansia è una risposta umana naturale che arriva quanto il nostro cervello, in particolare l’amigdala, sente che siamo minacciati.

Il problema non nasce tanto quando l’amigdala risponde di fronte ad un “reale” evento pericoloso, per esempio siamo di fronte ad una tigre particolarmente affamata in mezzo al deserto, ma quando risponde a “solo dei pensieri” o risponde valutando in maniera distorta/esagerata un particolare stimolo/evento negativo. E questo tipo di ansia la possiamo sperimentare attraverso pensieri, sentimenti e sensazioni fisiche.

E quando parliamo di ansia non ci riferiamo ad un “male moderno”. Si trovano infatti tracce del concetto di ansia in alcuni trattati filosofici di Cicerone e Seneca, nei quali prefigurano, ovviamente adattando i concetti alla loro epoca storia avanti Cristo, le caratteristiche cliniche e di trattamento dell’ansia.

In particolare si trovano i primi approcci alla differenziazione clinica di ansia da tristezza e preoccupazione, concetti comunque che Cicerone riconosce come disturbi (aegritudo) proprio per le caratteristiche riscontrabili in una mente turbata ed un corpo malato.

Ma torniamo ai giorni nostri… L’ansia di per sé è una reazione “normale”, da un punto di vista evolutivo è adattiva poiché promuove la sopravvivenza “proteggendo” le persone invitandole ad evitare luoghi o situazioni pericolose.

Quand’è che l’ansia diviene patologica?

Nel Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali-5 (DSM-V) l’ansia viene definita come l’anticipazione apprensiva ed eccessiva di un pericolo o di un evento negativo futuro, accompagnata da sentimenti di disforia o da sentimenti fisici di tensione.

L’ansia disadattiva, cioè quando provoca disagio e disfunzioni in alcuni ambiti di vita (sociale, familiare, lavorativo, scolastico) è uno stato emotivo stressante e spiacevole di nervosismo e malessere.

Le persone spesso sperimentano l’ansia sotto forma di cambiamenti fisiologici (p. es., sudorazione, tremore, aumento della frequenza cardiaca, nausea) e dei loro comportamenti (p. es., evitamento, rabbia).

Spesso, le persone sono consapevoli di questi cambiamenti fisici e comportamentali senza però riuscire ad identificarli chiaramente come sintomi o segni dovuti all’ansia.
I disturbi d’ansia sono più diffusi di ogni altro tipo di disturbo psichiatrico con circa un terzo delle persone che soddisfano i criteri per un disturbo d’ansia a un certo punto della loro vita (Beck et al., 2005; Kessler et al., 2005).

Ma quanti tipi di ansia ci sono?

Esistono vari disturbi elencati nel DSM-5. Di seguito ne verranno presentati solo alcuni:

  • Disturbo d’ansia generalizzata
  • Fobia specifica
  • Disturbo da panico
  • Disturbo d’ansia sociale
  • Agorafobia

Foto di Liza Summer da pexels.com

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